Coronavirus: non dimentichiamoci degli studenti

CORONAVIRUS: NON DIMENTICHIAMOCI DEGLI STUDENTI

Cosa sta succedendo a bambini e ragazzi?

Ci eravamo illusi che la tempesta si fosse placata,
ma ci ritroviamo ancora in mezzo alle onde di un oceano,
oltre le quali ancora non si scorge la riva.

Sì, perché, dopo un tentativo di ripresa a settembre, ci si interroga tuttora circa l’apertura / chiusura delle scuole.

L’obiettivo condiviso è di ritornare tutti in aula, ma ad oggi, alcune classi sono confinate in quarantena, parecchi istituti sono chiusi e si verifica un massiccio ritorno alla didattica a distanza.

La didattica a distanza, nonostante le grandi potenzialità, si scontra ancora con numerosi limiti.
Le ricerche dimostrano che la scuola a distanza non ha la stessa efficacia delle attività in presenza, almeno per gli studenti più giovani e, inoltre, sembra essere stata implementata in modo diseguale sul territorio nazionale.

Quali sono le conseguenze della chiusura degli istituti scolastici?

La scelta di chiudere le scuole per prevenire e contenere la diffusione del virus può comportare PROFONDI EFFETTI NEGATIVI SUGLI STUDENTI

Con la chiusura delle scuole togliamo ai bambini e ai ragazzi importanti esperienze di vita e di sviluppo e li priviamo di un contenitore solido e sicuro, che, a quell’età, rappresenta IL LORO MONDO.

Secondo studi recenti, la chiusura prolungata delle scuole può:

  • Compromettere le capacità relazionali e la capacità di confrontarsi con un gruppo di pari
  • Rallentare la “scoperta di 
  • Aumentare il rischio di dispersione scolastica
  • Favorire il ritiro sociale
  • Aumentare i moti di rabbia e gli scatti d’ira, con un possibile incremento della conflittualità familiare
  • Far disinvestire nell’istruzione e nelle capacità intellettive
  • Sviluppare un senso di frustrazione e di impotenza
  • Favorire un profondo senso di sfiducia verso il domani con la conseguente impossibilità di progettare e fantasticare sul futuro
  • Comportare disturbi quali: depressione e ansia

Un focus sulla preadolescenza e adolescenza

Il periodo della preadolescenza/adolescenza è particolarmente fecondo rispetto al cambiamento ed è contemporaneamente un momento critico rispetto alla direzione che prenderà il processo di costruzione della personalità.
La “crisi adolescenziale” pone l’individuo davanti al bivio tra la possibilità di sviluppare una struttura personale solida da un lato e il rischio di un estendersi e di un amplificarsi dei punti di fragilità da un altro lato.

Questa è la fase in cui ogni ragazz* si interroga su se stesso, sulla propria identità, sulla vita e sulla morte, sulla potenza e sull’impotenza.

Con queste misure chiediamo ai preadolescenti e agli adolescenti di STARE SOLI e STARE FERMI, in un momento evolutivo basato essenzialmente sul GRUPPO e sull’AGIRE.

Attraverso le relazioni con gli altri e tramite l’azione i ragazzi fanno esperienza del mondo, mettono alla prova il loro corpo, si scoprono individui separati dai genitori, sfidano le loro paure.

In questa fase di vita gli interrogativi e i dubbi su di sé, le trasformazioni del corpo, i conflitti con i genitori rappresentano momenti di passaggio che, seppur turbolenti, non necessariamente hanno caratteristiche patologiche.

Il mondo esterno (scuola, attività sportive, circoli ricreativi ecc.) e il gruppo dei pari rappresentano i contenitori in cui sperimentarsi e mettersi alla prova.

Privare i ragazzi di questi “spazi” rischia di bloccare il processo evolutivo e di rallentare lo sviluppo dell’identità e della scoperta di sé.

Gli adolescenti avrebbero bisogno di trasgredire le regole, preferibilmente in gruppo e lontano dai propri genitori.

Un importante tappa evolutiva che dovrebbe accompagnarli verso l’età adulta.
Invece si ritrovano in casa, in pigiama fino al tardo pomeriggio mentre si trascinano dal letto al divano, con in mano il cellulare che ormai è diventato parte del loro corpo.

Ma cosa possono fare genitori e insegnanti?

Gli adulti hanno il difficile compito di non lasciarsi abbattere da questo clima di incertezza e di tenere saldo il timone per continuare ad indicare ai più giovani la direzione.

È necessario mantenere vivo lo scontro, per favorire un processo di separazione-individuazione dai caregiver:
non ignoriamoli, non togliamogli anche il conflitto, fondamentale per la loro crescita, per trovare la loro strada differenziandosi dalle figure di riferimento.
Valutiamo bene quali siano le regole per le quali vale la pena di combattere e portiamole avanti con fermezza.

Teniamo aperto il dialogo, il confronto, facciamo sentire la nostra costante presenza.
Verbalizziamo il loro malessere e poniamoci come ascoltatori attivi.

Non lasciamo che si ritirino dietro i muri della loro camera, non tacciamo per il quieto vivere.
Posiamo su di loro il nostro vigile sguardo, fatto di carne ossa, di occhi veri che incontrano i loro senza la mediazione di nessuno schermo.
L’unico sguardo che potrà cogliere il loro malessere, le loro chiusure ed evitare che rimangano soli dietro porte chiuse a chiave.
Cogliamo l’opportunità di ascoltarli mentre collegati “a distanza” parlano con i loro insegnanti e confrontiamo con i nostri ragazzi sui vantaggi e gli svantaggi dell’ormai ipercitata DAD.

Aiutiamoli nuovamente a trovare una routine che dia senso alle loro giornate, non lasciamo che si perdano in un momento così delicato della loro vita.

Un focus sull’infanzia

Diversamente da quanto successo per i compagni più grandi, gli alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria non hanno subito la chiusura totale delle scuole e continuano a beneficiare della possibilità dell’apprendimento in presenza, alternato a momenti a distanza a causa delle periodiche “quarantene” che si verificano in caso di contagio o presunto contagio.

Il clima di incertezza coinvolge, perciò, anche i più piccoli.

Cosa possono fare genitori e insegnanti con i bambini?

Genitori ed insegnanti sono chiamati a mettersi in ascolto delle loro emozioni e possono aiutarli a riconoscere e dare un nome a quello che sentono.

Uno strumento potentissimo in questo senso è la narrazione: narrare, costruire e raccontare storie aiuta il bambino a riordinare e rielaborare pensieri ed emozioni.

Prendiamoci il tempo per parlare con i bambini e i ragazzi, ascoltare le loro domande, sintonizzarci su quello che stanno sentendo.

E poi inventiamo una storia, leggiamone già una già scritta e discutiamone insieme, chiediamo al bambino di cambiare il finale oppure mettiamola in scena.

Usiamo il grande potere del gioco, chiediamogli di disegnare e poi di raccontarci cosa hanno dipinto.Ci stupiranno con i loro pensieri e le loro idee, probabilmente molto diverse dai pensieri che invece transitano nella mente di noi adulti.
La narrazione, il gioco e il disegno possono essere d’aiuto ai genitori per dare risposta anche alle domande più scomode che magari si sono affacciate nella mente dei nostri figli a causa della malattia, di un lutto, di periodi di lontananza ai quali non eravamo abituati.

Non siate evasivi, se il bambino vi pone una domanda è perché è arrivato il momento di dare una risposta.

Ma perché rivolgersi a Pedagogisti, Educatori e Psicologi?

In un momento, come scrive Alberto Pellai, dove abbiamo perso la dimensione del prima e del dopo e tutto è diventato un infinito “durante”,

come adulti abbiamo la responsabilità di essere IL PUNTO FERMO per bambini e ragazzi.

Ci troviamo in una situazione che non possiamo cambiare, davanti alla quale sperimentiamo impotenza e passività, ma, è importante trasformare la difficoltà del momento in un’occasione positiva di crescita.

Favorire la creazione di una rete tra adulti risulta fondamentale per contenere le possibili conseguenze negative, che possono coinvolgere, non solo bimbi e ragazzi, ma anche genitori e insegnanti.

Gli adulti, altrettanto affaticati, preoccupati e angosciati da questa situazione di incertezza e impotenza possono sentirsi soli e senza energie.

Pedagogisti, Educatori e Psicologi offrono la loro professionalità e il loro sostegno per aiutare genitori e insegnanti a:

  • comprendere i propri contenuti emotivi, per separarli da quelli dei bambini e degli adolescenti
  • reggere il peso della responsabilità adulta
  • adottare nuove modalità di intervento e più efficaci strategie per gestire figli e studenti.

    Come professionisti offriamo:

  • Momenti di ascolto e di condivisione a bambini e adolescenti.
    Attraverso colloqui individuali o in piccoli gruppi i bambini e i ragazzi potranno esplorare le loro emozioni, condividere i loro dubbi e le loro paure, in un contesto estraneo a quello familiare
  • Uno spazio di confronto e di discussione per i genitori.
    Gli adulti avranno la possibilità di condividere le loro fatiche e capire come agire e come aiutare i propri figli in questo momento difficile.
  • Uno spazio di confronto per gli insegnanti.
    I docenti potranno discutere delle frustrazioni e delle difficoltà connesse al lavoro con gli studenti, al fine di recuperare l’entusiasmo e far rete con i colleghi
  • Interventi psicoeducativi di sostegno alla genitorialità

 

PER MAGGIORI INFORMAZIONI

dott.ssa Manuela Stucchi – pedagogista ed educatrice professionale – : manuela.stucchi@icloud.com

dott.ssa Veronica Caragnini – psicologa e psicoterapeuta – : v.caragnini@gmail.com

 

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