Violenza domestica e lockdown

ALLARME VIOLENZA DOMESTICA

 

“Il Covid-19 ci costringe a stare a casa ma
se per te e per i tuoi figli è solo un luogo di violenza e paura
chiedete aiuto”
(Palazzo Chigi)

L’emergenza per Corona Virus ci ha costretto a rivedere le nostre routine.

La nostra vita è stata stravolta.
I contatti con gli altri sono stati ridotti al minimo.
Ci è stato chiesto di fermarci e di rimanere a casa.

Proprio la casa che, per definizione, dovrebbe rappresentare un nido, un luogo sicuro,
può, per qualcuno, essere una gabbia,
che costringe, che limita la libertà, che fa sentire in pericolo.

 

Già agli albori di questa emergenza, si ipotizzava che la quarantena avrebbe potuto peggiorare situazioni già critiche di violenza domestica.

L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ci ricorda, infatti, che:

la violenza contro le donne resta uno dei maggiori problemi di salute pubblica globale
e tende ad aumentare durante ogni tipo di emergenza.

L’isolamento, la convivenza forzata, l’instabilità socio-economica e le restrizioni possono comportare non solo un aumento del numero stesso di episodi di violenza domestica e assistita, ma anche un loro aggravamento.

A questi problemi, se ne aggiunge un altro:
le donne non riescono a sfuggire al controllo di chi le minaccia, nemmeno per fare una telefonata.

Anche prima di questa emergenza, l’unico momento disponibile per contattare i servizi per un aiuto, coincideva spesso con l’attimo in cui le donne si trovavano da sole.

Ma, la condizione di forte riduzione dei contatti esterni e la condivisione prolungata degli spazi abitativi con il partner violento, costituiscono seri ostacoli all’emersione di situazioni maltrattanti, un impedimento alla richiesta di aiuto, dovuta alla difficoltà di contattare i servizi, e un rallentamento generale del percorso di uscita dalla violenza.

 

immaginiamo un esponenziale aumento delle richieste d’aiuto a fine dell’emergenza
(Teresa Bruno, presidente del centro antiviolenza Artemisia – Firenze)

 

Questo è esattamente quello che è accaduto in Cina, dove l’uscita dalla quarantena ha portato un incremento delle denunce per violenza e maltrattamento.
Le ONG cinesi hanno recentemente riportato che la convivenza forzata per settimane ha messo a dura prova tante famiglie e, tra gli effetti “secondari” dell’epidemia di COVID-19, vi è l’aumento di denunce per violenza domestica e di richieste di divorzio.

 

Rispetto alla situazione italiana, da una rilevazione dei centri antiviolenza D.i.Re. emerge che, tra il 2 marzo e il 5 aprile, in piena emergenza coronavirus, le richieste d’aiuto delle donne, che erano già seguite dai centri antiviolenza o che si erano già rivolte, almeno una volta, per un aiuto, sono aumentate del 74,5% rispetto allo stesso periodo nel 2019. Ciò dimostra che le violenze domestiche sono cresciute in questi mesi.

Ma, accanto a questo dato, ve ne è un altro che mette in allarme ed è, al contrario, il calo dei primi contatti, ovvero le telefonate delle donne che non si erano mai rivolte alla rete in precedenza; questo numero sottolinea le enormi difficoltà nel richiedere aiuto in questa situazione limitante.

In caso di violenza domestica è importante
rompere l’isolamento e parlare con qualcuno.

 

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